Commonwealth delle nazioni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da British Commonwealth)
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Commonwealth delle nazioni
(EN) Commonwealth of Nations
La bandiera del Commonwealth
Stati membri del Commonwealth
Tipoorganizzazione intergovernativa
Fondazione1926
FondatoreImpero britannico (bandiera) Impero britannico
Sede centraleRegno Unito (bandiera) Londra
Area di azione56 Stati membri
Segretario generaleRegno Unito (bandiera) Patricia Scotland
DirettoreRe Carlo III
Lingua ufficialeInglese
Sito web
Marlborough House a Londra, sede del Commonwealth delle nazioni

Il Commonwealth delle nazioni o Commonwealth (acronimo CN) è un'organizzazione intergovernativa di 56 Stati indipendenti, quasi tutti accomunati (eccetto Mozambico, Ruanda, Gabon e Togo) dalla passata appartenenza all'Impero britannico, del quale esso rappresenta una sorta di sviluppo su base volontaria. La popolazione complessiva degli Stati che vi aderiscono è di oltre due miliardi di persone. La parola Commonwealth deriva dall'unione di common (comune) e wealth (benessere), cioè benessere comune.

In passato era noto anche come Commonwealth britannico, benché tale definizione esistette formalmente solo dalla fondazione nel 1926 fino al 1948. Il Commonwealth è il successore dell'Impero britannico e adempie ad una vasta gamma di funzioni.

Nel 1884 Lord Rosebery, mentre visitava Adelaide, nel Sud dell'Australia, descrisse come l'impero stesse cambiando da una situazione di colonialismo a una di maggiore indipendenza: un "Commonwealth di nazioni".

Dal 1887 si sono tenute conferenze dei Primi Ministri britannici e coloniali miranti alla creazione delle "conferenze imperiali" entro la fine degli anni '20. L'istituzione formale del Commonwealth si sviluppò effettivamente a partire da queste conferenze, in particolare dalla conferenza imperiale del 1926, che con la dichiarazione Balfour riconobbe l'indipendenza delle colonie e dei domini: in questo documento i domini e le colonie britannici concordavano di essere "uguali nello status e non inferiori al Regno Unito in alcun aspetto dei loro affari interni ed esteri, sebbene uniti da un'alleanza comune con la Corona e liberamente associati come membri del Commonwealth britannico delle nazioni". Questo rapporto venne formalizzato con lo statuto di Westminster del 1931.

In Irlanda nel 1937 venne introdotta una nuova Costituzione, che la costituiva come Stato completamente sovrano. L'ultimo legame formale con il Regno Unito venne eliminato nel 1948, quando il Parlamento (Oireachtas) approvò il Republic of Ireland Act, che dichiarò l'Irlanda una repubblica; su questa base, nel 1949 l'Irlanda lasciò il Commonwealth britannico.

Il problema dei Paesi con costituzioni indipendenti dalla Corona ma che desideravano essere membri del Commonwealth fu risolto nell'aprile del 1949 ad una riunione di Primi Ministri del Commonwealth a Londra. L'India fu d'accordo che, nel momento in cui fosse diventata una repubblica (il che avvenne nel gennaio del 1950), avrebbe accettato il re come "simbolo della libera associazione dei membri delle sue nazioni indipendenti e come tale capo del Commonwealth". Gli altri Paesi del Commonwealth a loro volta riconobbero all'India il diritto di continuare ad appartenere all'associazione; all'insistenza del Pakistan, si presunse che ad altri Stati sarebbe stato concesso lo stesso trattamento dell'India. La dichiarazione di Londra è vista spesso come punto d'inizio del moderno Commonwealth e, seguendo le orme dell'India, altre nazioni si mossero per divenire repubbliche o monarchie costituzionali sotto la guida di una casa reale diversa.

A causa della crescita del Commonwealth, il Regno Unito e i suoi domini (il termine cadde formalmente negli anni '40) divennero informalmente noti come il "vecchio Commonwealth", in particolare dagli anni '60, quando i domini più ricchi non furono d'accordo con quelli più poveri, africani e asiatici (o "nuovo Commonwealth"), sui vari problemi durante le riunioni dei capi di Stato del Commonwealth[1]. Si accusò il vecchio "Commonwealth dei bianchi" di avere interessi diversi, in particolare, dal Commonwealth delle nazioni africane e vennero a galla sentimenti carichi di razzismo e colonialismo durante gli accesi dibattiti sulla Rhodesia negli anni sessanta e settanta, l'imposizione di sanzioni contro la segregazione razziale in Sudafrica negli anni ottanta e, più recentemente, si è discusso per ottenere riforme democratiche in Nigeria e nello Zimbabwe. Il termine Nuovo Commonwealth venne usato anche nel Regno Unito (specialmente negli anni sessanta e settanta) per riferirsi a Paesi recentemente decolonizzati che sono prevalentemente sottosviluppati e abitati da popolazione non bianca. Il termine venne spesso usato anche nei dibattiti riguardanti l'immigrazione proveniente da questi Paesi.

Nei recenti anni, il termine "Commonwealth dei bianchi" è stato usato in senso spregiativo stando ad indicare che le nazioni più benestanti, con popolazione bianca, del Commonwealth avevano interessi e scopi diversi da quelle "non-bianche", e in particolare dai membri africani. Il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe ha usato il termine frequentemente per dichiarare che i tentativi del Commonwealth di catalizzare cambi politici nel suo Paese sono motivati da razzismo e atteggiamenti colonialisti e che il "Commonwealth dei bianchi" domina il Commonwealth delle Nazioni nella sua totalità. Ci sono stati tentativi fatti da gruppi come la Società del Commonwealth Unito per unire il Commonwealth e trovare collegamenti più stretti sia culturalmente che economicamente, cominciando con il "Commonwealth dei bianchi" ed espandendosi fino ad includere gli altri Stati membri.

Così come l'appartenenza è puramente volontaria, i governi membri possono scegliere in qualsiasi momento di abbandonare il Commonwealth. Il Pakistan rifiutò la partecipazione nel 1972 come protesta al riconoscimento della rottura col Bangladesh da parte del Commonwealth, ma si unì nuovamente nel 1989. Lo Zimbabwe se ne andò nel 2003 quando alcuni capi di governo del Commonwealth rifiutarono di eliminare la sospensione del Paese, per motivi di violazioni di diritti umani e malgoverno intenzionale.

Inizialmente il Commonwealth costituì anche un blocco economico significativo. I Paesi del Commonwealth fecero degli accordi gli uni con gli altri privilegiando l'accesso delle merci ai loro mercati ("Preferenza del Commonwealth"), e si stabilì un libero o preferenziale diritto di migrazione da un Paese ad un altro. All'entrata della Gran Bretagna nella CEE, la Convenzione di Lomé preservò alcuni diritti per le merci in arrivo dai Paesi del Commonwealth.

Negli ultimi anni si è però presentata una reciproca mancanza di interesse nel mantenere attive le relazioni intra-Commonwealth, e l'importanza politica ed economica dell'organizzazione è diminuita. Critici realisti hanno sentenziato che all'organizzazione manca un'appartenenza equilibrata, e hanno indicato che è molto insolito per un organismo internazionale escludere regioni estremamente importanti del mondo come la maggior parte dell'Europa Occidentale e del Sud America.

Nel 2013 la regina Elisabetta ha firmato la Carta del Commonwealth, un documento programmatico che impegna i Paesi membri su valori e obiettivi.

Il Commonwealth è utile come organizzazione internazionale che rappresenta collegamenti culturali e storici significativi tra Paesi del Primo mondo e Stati più poveri con diversa struttura sociale. L'eredità comune della lingua inglese e della letteratura, della legge, e dei sistemi britannici di amministrazione danno forma a delle somiglianze all'interno del Commonwealth.

La nomenclatura attuale di "Commonwealth delle Nazioni" si ritiene sufficiente a distinguerlo da altre organizzazioni quali la Comunità di Stati Indipendenti, detta in inglese Commonwealth of Independent States, o il Commonwealth d'Australia. Esso è presieduto dal re di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che viene riconosciuto indistintamente da ogni Stato e come tale è simbolo di libera associazione dei membri dell'organizzazione. Questa posizione, tuttavia, non concede potere politico soprannazionale. Il re governa simbolicamente il Commonwealth mentre il capo esecutivo dell'organizzazione è il segretario generale del Commonwealth che presiede il Segretariato del Commonwealth.

Reami del Commonwealth.

Il re Carlo III è anche Capo di Stato, separatamente, di quindici membri del Commonwealth, chiamati Reami del Commonwealth. Ogni Reame è indipendente e Carlo III, come monarca, detiene distintamente un titolo per ognuno di essi, sebbene tutti includano alla fine le parole "Capo del Commonwealth". Trentadue membri sono repubbliche del Commonwealth. Sei possiedono un proprio monarca (Brunei, Lesotho, Malesia, Samoa, eSwatini e Tonga).

Il Commonwealth è primariamente un'organizzazione in cui gli Stati con condizioni economiche diverse hanno l'opportunità di interagire tra loro più a stretto contatto e su basi di uguaglianza. Le principali attività del Commonwealth sono progettate al fine di creare un'atmosfera di cooperazione economica tra gli Stati membri, così come promuovere la democrazia, i diritti umani, e un governo equo in queste nazioni. Inoltre esso non è un'unione politica e non permette al Regno Unito di esercitare alcun potere negli affari interni degli altri membri dell'organizzazione. Ogni quattro anni i membri del Commonwealth celebrano i Giochi del Commonwealth, il secondo più grande evento multisportivo dopo i Giochi Olimpici.

     Membri del Commonwealth delle Nazioni

     Ex membri del Commonwealth delle Nazioni (Irlanda e Zimbabwe)

     Territori d'oltremare britannici

Lista dei Paesi aderenti al Commonwealth delle nazioni per anno di adesione.

Stato Data Note
Regno Unito (bandiera) Regno Unito 1931
Canada (bandiera) Canada 1931
Sudafrica (bandiera) Sudafrica 1931 espulso nel 1961 per discriminazioni razziali, riammesso nel 1994
Australia (bandiera) Australia 1942 invitata nel 1931, ratificata nel 1942
India (bandiera) India 1947
Nuova Zelanda (bandiera) Nuova Zelanda 1947 invitata nel 1931, ratificata nel 1947
Pakistan (bandiera) Pakistan 1947 uscito nel 1972, rientrato nel 1989, sospeso tra il 1999 e il 2004 e tra il 2007 e il 2008
Sri Lanka (bandiera) Sri Lanka 1948
Ghana (bandiera) Ghana 1957
Malaysia (bandiera) Malaysia 1957
Nigeria (bandiera) Nigeria 1960 sospesa tra il 1995 e il 1999
Cipro (bandiera) Cipro 1961
Sierra Leone (bandiera) Sierra Leone 1961
Giamaica (bandiera) Giamaica 1962
Trinidad e Tobago (bandiera) Trinidad e Tobago 1962
Uganda (bandiera) Uganda 1962
Kenya (bandiera) Kenya 1963
Malawi (bandiera) Malawi 1964
Malta (bandiera) Malta 1964
Tanzania (bandiera) Tanzania 1964
Zambia (bandiera) Zambia 1964
Gambia (bandiera) Gambia 1965 uscito nel 2013, tornato nel 2018
Singapore (bandiera) Singapore 1965
Barbados (bandiera) Barbados 1966
Botswana (bandiera) Botswana 1966
Guyana (bandiera) Guyana 1966
Lesotho (bandiera) Lesotho 1966
Mauritius (bandiera) Mauritius 1968
eSwatini (bandiera) eSwatini 1968
Figi (bandiera) Figi 1970 sospese tra il 1987 e il 1997, e tra il 2006 e il 2014
Samoa (bandiera) Samoa 1970
Tonga (bandiera) Tonga 1970
Bangladesh (bandiera) Bangladesh 1972
Bahamas (bandiera) Bahamas 1973
Grenada (bandiera) Grenada 1974
Papua Nuova Guinea (bandiera) Papua Nuova Guinea 1975
Seychelles (bandiera) Seychelles 1976
Dominica (bandiera) Dominica 1978
Isole Salomone (bandiera) Isole Salomone 1978
Tuvalu (bandiera) Tuvalu 1978
Kiribati (bandiera) Kiribati 1979
Saint Vincent e Grenadine (bandiera) Saint Vincent e Grenadine 1979
Saint Lucia (bandiera) Saint Lucia 1979
Vanuatu (bandiera) Vanuatu 1980
Antigua e Barbuda (bandiera) Antigua e Barbuda 1981
Belize (bandiera) Belize 1981
Maldive (bandiera) Maldive 1982 uscite nel 2016[2] e rientrate nel 2020[3][4]
Saint Kitts e Nevis (bandiera) Saint Kitts e Nevis 1983
Brunei (bandiera) Brunei 1984
Namibia (bandiera) Namibia 1990
Camerun (bandiera) Camerun 1995
Mozambico (bandiera) Mozambico 1995
Nauru (bandiera) Nauru 1999
Ruanda (bandiera) Ruanda 2009 [5]
Gabon (bandiera) Gabon 2022
Togo (bandiera) Togo 2022
Stato membro
Antigua e Barbuda (bandiera) Antigua e Barbuda
Australia (bandiera) Australia
Bahamas (bandiera) Bahamas
Belize (bandiera) Belize
Canada (bandiera) Canada
Giamaica (bandiera) Giamaica
Grenada (bandiera) Grenada
Isole Salomone (bandiera) Isole Salomone
Nuova Zelanda (bandiera) Nuova Zelanda
Papua Nuova Guinea (bandiera) Papua Nuova Guinea
Regno Unito (bandiera) Regno Unito
Saint Kitts e Nevis (bandiera) Saint Kitts e Nevis
Saint Vincent e Grenadine (bandiera) Saint Vincent e Grenadine
Saint Lucia (bandiera) Saint Lucia
Tuvalu (bandiera) Tuvalu

Nazioni del Commonwealth aventi una propria monarchia (6 stati)

[modifica | modifica wikitesto]
Stato membro
Brunei (bandiera) Brunei
Lesotho (bandiera) Lesotho
Malaysia (bandiera) Malaysia
Samoa (bandiera) Samoa
eSwatini (bandiera) eSwatini
Tonga (bandiera) Tonga

Repubbliche del Commonwealth (35 stati)

[modifica | modifica wikitesto]
Stato membro
Bangladesh (bandiera) Bangladesh
Barbados (bandiera) Barbados
Botswana (bandiera) Botswana
Camerun (bandiera) Camerun
Cipro (bandiera) Cipro
Dominica (bandiera) Dominica
Figi (bandiera) Figi
Gabon (bandiera) Gabon
Gambia (bandiera) Gambia
Ghana (bandiera) Ghana
Guyana (bandiera) Guyana
India (bandiera) India
Kenya (bandiera) Kenya
Kiribati (bandiera) Kiribati
Malawi (bandiera) Malawi
Maldive (bandiera) Maldive
Malta (bandiera) Malta
Mauritius (bandiera) Mauritius
Mozambico (bandiera) Mozambico
Namibia (bandiera) Namibia
Nauru (bandiera) Nauru
Nigeria (bandiera) Nigeria
Pakistan (bandiera) Pakistan
Ruanda (bandiera) Ruanda
Seychelles (bandiera) Seychelles
Sierra Leone (bandiera) Sierra Leone
Singapore (bandiera) Singapore
Sri Lanka (bandiera) Sri Lanka
Sudafrica (bandiera) Sudafrica
Tanzania (bandiera) Tanzania
Togo (bandiera) Togo
Trinidad e Tobago (bandiera) Trinidad e Tobago
Uganda (bandiera) Uganda
Vanuatu (bandiera) Vanuatu
Zambia (bandiera) Zambia

Ex membri (2 stati)

[modifica | modifica wikitesto]
Stato ex membro Data di uscita Note
Irlanda (bandiera) Irlanda 1949
Zimbabwe (bandiera) Zimbabwe 2003 sospeso tra il 2002 e il 2003

La Royal Commonwealth Society

[modifica | modifica wikitesto]

La Royal Commonwealth Society è un'organizzazione che promuove una maggiore affiliazione politica tra i reami del Commonwealth, rafforza i legami storici e culturali fra i membri costituenti, si oppone ai cambiamenti legislativi che possono essere nocivi ai suoi obiettivi e ai rapporti fra i membri e aumenta la cooperazione tra i suddetti Paesi.

  1. ^ D. A. Low (eds.), Constitutional Heads and Political Crises: Commonwealth Episodes, 1945–85, 978-1-349-10199-3, 978-1-349-10197-9 Palgrave Macmillan UK 1988.
  2. ^ Maldives leaves Commonwealth amid democracy row, in BBC, BBC, 13 ottobre 2016.
  3. ^ Maldives becomes 54th member of Commonwealth family, in The Commonwealth, The Commonwealth, 1º febbraio 2020.
  4. ^ (EN) P. A. Media, Maldives rejoins Commonwealth after evidence of reforms, in The Guardian, 1º febbraio 2020. URL consultato il 17 giugno 2020.
  5. ^ Rwanda: Joining the Commonwealth, in The New Times, AllAfrica, 27 novembre 2009.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN144390698 · ISNI (EN0000 0000 9755 4421 · LCCN (ENn92054696 · GND (DE4010437-0 · BNF (FRcb11941137j (data) · J9U (ENHE987007511403405171 · NDL (ENJA00563985